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14 Jun 2017 0 commenti

Gianni Versace: lo stilista che ha liberato la moda

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Reggio è il regno dove è cominciata la favola della mia vita: la sartoria di mia madre, la boutique d’Alta Moda. Il luogo dove, da piccolo, cominciai ad apprezzare l’Iliade, l’Odissea, l’Eneide, dove ho cominciato a respirare l’arte della Magna Grecia”.

 

Se la vita di Gianni Versace fosse una favola, e per molti versi lo è stata, comincerebbe proprio così.

Poliedrico, ironico, fine provocatore e abile imprenditore, Gianni ha scritto un pezzo della storia del costume e della moda degli anni Ottanta e Novanta.

Nato a Reggio Calabria nel 1946, cresce nell’atelier della madre tra stoffe preziose e cartamodelli: qui poteva dare sfogo alla propria fantasia, muovendo i primi passi in un mondo che sarà lui stesso a plasmare. Il senso di famiglia, femminilità e cultura classica saranno i cardini su cui Gianni modellerà il proprio senso estetico; l’adorata sorella Donatella la prima cliente e musa ispiratrice.

Geograficamente, l’atmosfera in cui Gianni nasce e cresce è intrisa di un’estetica Greco-Romana decadente ma gloriosa, ricca di dettagli e devota alla valorizzazione del corpo come tempio di benessere e affermazione sociale.

L’abilità di couturier lo porterà poi a Milano nei primi anni Settanta, dove inizia a collaborare come disegnatore per le collezioni Genny, Callaghan e Complice. Il consenso fu immenso, ricco di riconoscimenti da parte di stampa e buyers.

Nel 1978 Gianni Versace fonda l’omonima maison, in collaborazione con i fratelli Santo e Donatella, dando vita ad uno dei Brand che ancor oggi rappresentano lo stile italiano nel mondo.

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Stampe, pelle, borchie, spacchi vertiginosi e spille da balia: l’universo Versace è un’esplosione di sensualità provocante, carica ma mai caricaturale, pervasa da un raffinato senso di erotismo che viene tradotto in campagne ed editoriali da grandi voci come Avedon ed Irving Penn. La donna Versace è talmente consapevole del proprio corpo da utilizzarlo come arma preziosa, per imporsi in un mondo intriso di pregiudizi e maschilismo. La scelta della Medusa come simbolo del marchio è impeccabile: il mito racconta infatti che Medusa fosse una splendida fanciulla che seduceva gli uomini con il suo sguardo, e la cosa le riusciva talmente bene che il dio del mare Poseidone se ne innamorò.

Ambasciatrici di questo immaginario sono state Donne come Naomi Campbell, Christy Turlington, Linda Evangelista e Claudia Schiffer, che se fino a quel momento erano conosciute come modelle, grazie a Gianni diventeranno Top Model: le più famose, le più pagate, viziate e ambite da tutte le passerelle del mondo.

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Ma nessun défilé poteva competere con quello Versace: non una banale presentazione di collezione, ma uno vero e proprio live show, con musica, luci e effetti speciali a cui tutti desideravano essere invitati.

Tra gli anni Ottanta e Novanta Gianni veste i gotha di musica, spettacolo e case reali: Lady D, Cher, Elthon John, Liz Hurley e Madonna, solo per citarne alcuni.

La tragica morte di Gianni, avvenuta il 15 luglio 1997 per opera del serial killer Andrew Cunanan, ha creato un enorme vuoto nel mondo della moda. L’impero Versace è oggi diretto da Donatella e Santo, che collezione dopo collezione, omaggiano il genio del fratello scomparso.

Di lui, l’amico Franco Zeffirelli ha detto:

“Con la morte di Versace l’Italia ed il mondo perdono lo stilista che ha liberato la moda dal conformismo, regalandole la fantasia e la creatività.”.

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